Il Viaggio verso se Stessi

Il mio prossimo viaggio: destinazione enta.

15 novembre 2017

Ci sono certe tappe e momenti importanti della vita che ci spaventano, che sembrano così tanto lontani che al solo pensiero ci si impone di non farlo e di passare ad altro.

Uno di questi è il famoso passaggio dagli enti agli enta.

Ricordo che al pensarci mi sembrava così lontano, così tanto strano che non riuscivo a vedermi, a proiettarmi, e inevitabilmente allontanavo il pensiero con la scusa del “tanto ci sarà tempo”.

Eccomi arriva al tempo concreto e al passaggio in questo nuovo capitolo che mi spaventa un po’ ed elettrizza nello stesso tempo.

Mi guardo indietro e mi chiedo se veramente avrei voluto arrivarci in questo modo.

In realtà sognavo qualcosa di diverso molta più stabilità e certezza, che non si sono verificate.
Non si sono verificate le mie previsioni fatte al compimento dei enti semplicemente perché non conoscevo le vere priorità, mettevo al primo posto altre cose, altre persone tralasciando completamente me e i miei desideri. Insomma era il desiderio che era formulato male.

E ho insistito per la maggior parte dei miei enti a continuare a desiderare ciò che era sbagliato, finché in un momento non mi ricordo come sia successo, ho iniziato a cadere in un pozzo nero, sempre più in basso dove la luce era sempre più lieve. Nello stesso modo inspiegabile con cui è avvenuta la caduta, ho raccolto le palle che avevo perso e ho iniziato la mia scalata verso la luce.

Semplicemente cambiando il desiderio e vivendo in funzione di me. Ora sono uscita e sono nella fase esplorativa, e adoro vedere ciò che mi circonda e il mondo che c’è fuori.

Sono realmente soddisfatta di come sono arrivata al traguardo dei enta, mai mi sarei immaginata di arrivare così, se mi guardo indietro vedo tantissime montagne che ho dovuto scalare dalle quali ne sono uscita vincente, piena di cicatrici, ma vittoriosa.

 

Sono orgogliosa di essere la enta che sono.

Di essere arrivata innamorata di me, così come sono, con qualche miglioramento, ma IO.

Di aver raggiunto un equilibrio pazzesco e forte, che si solidifica ogni giorno sempre di più.

Di essere indipendente. Vivere, viaggiare e lavorare da sola, lontano dalle comodità e dalle abitudini.

Di aver abbattuto le mura della soffocante confort zone.

Di indossare rossetto rosso tutti i giorni “perché mi da una grinta in più”.

Di indossare biancheria di pizzo “perché, anche se non la vede nessuno, questa volta è per me”.

Di essere una guerriera, femminista con le palle.

 

E’ vero, se mi guardassi indietro vedrei che poco e nulla di quello predisposto si è concretizzato, ma onestamente chissenefrega, se è questo il risultato, lo preferisco molto di più.

 

Termino con questo meraviglioso scritto di Oriana Fallaci

 

Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna. 

 

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