Sindrome da rientro

Sindrome da rientro. Una passeggiata ad Assisi al tramonto

1 febbraio 2017

Sindrome da Rientro. Passera mai da se, o passerà non appena sarò su un aereo con un biglietto di sola andata in mano?

Ho provato ad ignorarla, ho provato a vivere la città con un altro sguardo, come se fossi una turista. Per un po’ riesco a zittire quella voce e quella sensazione, ma quando meno me lo aspetto ricompare. Si presenta sempre quel retrogusto amaro di sentirsi fuori posto. Un po’ come nella pubblicità dell’apparecchio acustico, il nonno che è seduto a tavola con la famiglia vive dentro ad una bolla, e non capisce bene cosa stia succedendo. Ride perché ridono tutti, mangia perché mangiano tutti o perché non sa cosa fare, è tagliato fuori finché non indossa quel fantastico dispositivo. Io per mia fortuna ci sento, ma è come se fossi anch’io in una bolla. Rido quando tutti ridono, mangio quando tutti mangiano, ma fondamentalmente non capisco che succede.

 

E come se qui mi sentissi continuamente sotto effetto di un’anestesia, bloccata, intontita e spenta. Statica. Frenata. Senza stimoli. E io voglio risvegliarmi da questo stato, ho dormito già abbastanza.

Io ho una voglia matta di uscire, di scoprire di imparare nuove culture, di pensare e sognare in altre lingue, di lavorare, di conoscere nuove persone simili, con cui condividere la stessa passione.

Sono impegnata a stampare, compilare moduli, inviare cv che offrano un lavoro o uno stage all’estero, accompagnata da una lieve fiamma di speranza che possa ripartire.

Ho pensato alla sindrome da rientro come ad un muscolo, all’inizio fa’ male, ma pian piano che lo si allena tende a rafforzarsi e diminuire il dolore. Può avere senso? Non lo so.

Quanta positività e fiducia di prima mattina. Se solo trovassi qualche folle che la pensa come me, che si limiterebbe a comprendermi senza guardarmi male, come se avessi detto chissà quale assurdità, oppure che gentilmente non mi risponda “Eh anch’io voglio andare via. Sono anni che voglio andare via”. “Non è vero” aggiungo io, “Non si direbbe proprio”.

Ma passera mai?

Intanto la sedo contemplando la meraviglia di una città, che il solo fatto di essere presenti trasmette pace, al tramonto.

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