Tradizioni dal Mondo

Tradizione popolare lombrarda – La festa della Giobia

23 gennaio 2017

o Gioeübia

E’ una festa popolare di origine precristiana, celebrata la notte dell’ultimo giovedì del mese di gennaio, in cui vengono accesi enormi falò sparsi in giro per la città, con il significato di bruciare il passato e ciò che è antico. E’ una tradizione che viene tramandata oralmente, non esiste nulla di scritto, per cui ogni persona e ogni comune attribuisce un significato diverso.

La Giobia – Gioeübia – Giubiana, ha nomi differenti in base al dialetto della zona, è la vittima dei falò. Un fantoccio vecchio, con un aspetto bruttissimo, ricoperto di stracci e di paglia, pronto per essere bruciato.

La leggenda narra che la vecchina sia una strega magra, con le gambe molto lunghe e le calze rosse. Vive nei boschi e grazie alle sue lunghe gambe, non mette mai piede a terra, spostandosi di albero in albero. Così osserva tutti quelli che entrano nel bosco spaventandoli, soprattutto i bambini.

L’ultimo giovedì di gennaio, questa, va alla ricerca di qualche bambino da mangiare. Ma una mamma, le tese una trappola. Preparò una gran pentola piena di risotto giallo allo zafferano, con la luganega – salsiccia, e lo mise sulla finestra. Il profumo era così delizioso da far venire l’acquolina in bocca. La Giobia sentì il buon odore e corse verso la pentola e cominciò a mangiare il risotto. Il risotto era tanto e così buono, che non si accorse che stava per arrivare il sole. Il sole, da sempre nemico delle streghe, la uccise, così il bambino fu salvo.

Da questa versione di base, ne nascono altre più spaventose, da raccontare attorno al falò.

Alle elementari avevo la fortuna di partecipare alla gara tra le classi, quindi chi costruiva il fantoccio più brutto vinceva. Il significato mio personale, era che se bruciava, qualcosa aveva fatto, eh.. quindi era inevitabile. E ben le stava.

Bruciare il fantoccio ha diversi significati. C’è chi dice che serva per esorcizzare le forze negative dell’inverno e propiziare l’avvento della primavera.

Oppure, l’ultimo giovedì di gennaio anticipa l’arrivo dei giorni della merla, i giorni più freddi dell’anno, per cui bruciare il fantoccio genera calore.

Io preferisco questa versione: allontana l’anno passato, e si bruciano insieme dei bigliettini sui quali si scrivono le negatività successe l’anno precedente.

Questa festa fa scendere in piazza tutti gli abitanti, che esorcizzano e allontanano l’inverno e le negatività. Al termine dei falò viene servito risotto allo zafferano e salsiccia, in onore della mamma, o polenta e bruscitti, in onore di un’altra tradizione contadina.

Se volete conoscere qualcosa in più legato a questa tradizione Qui la pagina di Wikipedia

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