Donne con la valigia

Treni..

24 aprile 2014

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Ebbene.. parliamo di treni.

Chi dedica un post ai treni? Io ovviamente, qualcuno deve pur farlo. Ohh, e sia.

Bene, parliamo di questo splendido mezzo di locomozione in cui tutti si fanno gli affari di tutti. Non si capisce come mai ma succede che al termine del viaggio sai che quello di fronte a te c’ha la bambina ammalata, che quello due posti dopo è un carabiniere che saluta moglie e figlia e la sprona ad obbedire la madre, che quell’altro in fondo deve scendere tra poco, ma in realtà te lo porti per tutto il viaggio.

Non faccio molti viaggi, ma quelli che ho fatto mi son bastati per fare qualche conclusione: detesto le frecce e amo infinitamente gli intercity.

Le frecce sono utilissime se hai un appuntamento di lavoro degli orari da rispettare, dei vincoli ecc, sono comodissime, e velocissime, tant’è che devi star attenta se hai il posto assegnato nella direzione opposta in cui va il treno rischi che ti venga risucchiato fuori il cervello e annessi vari. La cosa scocciante è che scendi con un gran mal di testa, è una carrozza infinita di chiassosi che parla tutto il tempo al cellulare, urlante perché dall’altra parte percepiscono i km/h rispetto alla voce che arriva a mo’di moviola “ccc-iii-aaa-ooo” . O alla madre che chiede venti volte consecutive al bambino se vuole il toast e lui non sentendo giustamente se ne infischia, e tu ti ritrovi a leggere la stessa frase per venti volte, tant’è che te viene da dire “Signò, lo mangio io il toast”.

Gli intercity invece vanno così lenti, fanno tutteee le stazioni d’Italia, anche quelle che ormai non funzionano più, lui se ferma e attendere. E c’è silenzio, siii, o meglio le uniche voci che senti sono quelle dei sei vicini che sono nella tua carrozza, tranne lo sveglione riportato sopra che tra un tra poco scendo e l’altro si fa il viaggio in corridoio. C’è così tanto silenzio che quasi fa paura parlare al cellulare e sei libero di dormire, leggere un libro intero se ti impegni e non fai neanche pausa bagno. E poi fa tanto il treno per Hogwarts.

A proposito, ma quant’ è difficile fare la pipì mentre il treno è in transito, ahahah.

Ma tra questi sei c’è sempre:

la donna di successo, curatissima, tutta vestita di nero, che parla in modo educato, pianissimo e a voce bassissima al cellulare o con il compagno di cose talmente lontane da te che ti passa la voglia di ascoltarla, tranne quando chiede al suo lui “ma la tua mission qual è? No perché è importante che tu la definisca”. Whaaat?? Mission, ma seriamente?! Io credo di essermi girata istintivamente e di averla fulminata. Lui poraccio, non ha risposto. Ma te credo, ma che domande sono. Spero che nessuno me le ponga mai.

– lo studente universitario che ha fatto tappa a Milano, e in stazione ha comprato il barattolo gigante delle Pringles per intenderci. Ma non quelle classiche, noo, quelle aromatizzate all’aglio, paprika, peperoncino, con una punta di zenzero per favorire la digestione, che inizia a mangiare da che parte il treno e non smette finché non ha terminato tutta la scatola. E ogni volta che fiata ti viene da svenire.

– il provolone di turno, acculturato che legge, riservato, che la parola massima che dice è “scusa” quando accavalla le gambe, e aspetta che tu vada in bagno per cercare il titolo del libro che stai leggendo su internet per poterne discutere al tuo ritorno. La Kinsella.. lui l’aveva letta. Ma non ci crede nessuno. Ma ti pare?

– la persona stanca, non identificata che dorme tutto il tempo ed emette dei suoni leggeri, un misto tra un’apnea un grugnito che è inevitabile scoppiare a ridere. Se lui si rende conto e capisce ride, altrimenti ignaro di tutto riprende a dormire.

– la nonna che si è portata un intero pasto tutto rigorosamente posizionato nelle schiscette che nulla è in confronto al tuo misero toast. Che cara, deve avvisare i familiari, ma non sentendoci urla e ha il volume del cellulare altissimo, cosicché capisci anche tu e puoi urlare insieme al figlio per tentare di farlo a capire alla nonnina. E lei viaggia da sola.

– la boy scout con uno zaino ingombrante con tanto di padelle o aggeggi di metallo che pendono dallo zaino che inevitabilmente finiscono contro le tue ginocchia. Si accomoda con tanto di panino che prepara al momento, apre il “tavolino”, ci posiziona sopra il tovagliolo bianco e inizia a tagliare il pane con il coltellino svizzero affilatissimo, apre il pacchetto del prosciutto, e li svieni per la seconda volta, e mangia tranquilla come se niente fosse, e per terminare una banana.

– il tecnologico che si è portato cavi a non finire pur di connettersi, che dopo aver fatto progetti, scritto, inviato mail, si mette a guardare un film dal suo abbagliante mac, con le cuffiette ovviamente. Ed è divertente vedere uno che ride da solo, più che altro ti viene da chiederti che cosa stia guardando. Ma la scena diventa ancora più divertente quando si siede affianco un ragazzo che sbircia il pc, riconosce il film e ride anche lui. Ma ancora di più è divertente, quando il tipo con il computer si accorge di avere un “parassita” e tenta di coprire lo schermo e l’altro improvvisa chiudendo gli occhi e fingendosi addormentato. Allora non ti resta che andare all’avanscoperta e scoprire che il film che sta guardando è di Aldo, Giovanni e Giacomo. Sinceramente se ci fosse stato uno specchio avrei sbirciato anch’io.

Insomma, è il treno della speranza che quando arrivi ringrazi di avercela fatta. Ma è divertentissimo, vedi tantissima gente, tutta diversa, chiacchieri e quando capita ti fai qualche risata. E come sempre se fai il viaggio con qualcuno passa in un attimo. Una cosa non ho mai capito, perché a qualsiasi ora la gente salga sul treno, mangia. Dovete provarlo.

Buon viaggio!

 

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