Il Viaggio verso se Stessi

Perché viaggio da sola

2 maggio 2017

La prima volta che ho iniziato a viaggiare da sola ero costretta e non avevo altra scelta. Avevo deciso di cambiare un po’ i giochi e di realizzare un sogno che desideravo da tempo: una vacanza studio. Ho prenotato la vacanza e l’aereo per una sola persona: Io.

Avevo già provato a fare un volo aereo da sola, ma un’intera vacanza di due settimane, mai. Il caso ha voluto che dovessi fare questo passo con le mie forze, infatti nessuno partiva dal mio stesso aeroporto e arrivava nel mio stesso luogo, per cui mi sono rassegnata e sono andata. Il giorno dopo a scuola, ho scoperto che diversi italiani erano partiti da Malpensa, e in molti si erano fatti accompagnare a Londra da fidanzati o amici.

Due anni dopo, la stessa situazione, solo con un bagaglio grande il doppio e una lingua a me completamente sconosciuta.

Dopo queste esperienze ho iniziato a vivere il quotidiano da sola, andare a vedere una mostra, sedere in un caffè, vedere un film, fare una gita, ed altro, semplicemente perché mi sono stancata di aspettare gli altri. Si perde solo tempo e occasioni.

Anche se qui c’è ancora la mentalità ottusa di non concepire che si possano fare le cose da soli.

Funziona più o meno così:
– Sono andata li.. ho visto questo.. poi sono andata a pranzo in quel posto..
– Dai che bello. Ma allora esci con qualcuno?
– No, sono andata da sola.
Sguardi impazziti che cercano l’approvazione di altri sguardi impazziti.
– Cioè hai fatto questo da sola?!
– Eh già. Mi hanno fatto entrare, senza pagare una penale.

Non so perché, ma si pensa sempre che si debba fare tutto insieme, che ci debba essere sempre una persona con cui fare qualcosa e condividere qualcosa. Tipo l’amica con cui vai al cinema, quella con cui fai sport, quello con cui ceni, quello con cui fai escursioni. E se non li hai o fai le cose da sole, sei un asociale. Il fatto è che è difficile trovare persone con cui avere gusti comuni e dividere lo stesso tempo. Spesso si è così alla disperata ricerca di un compagno di avventure, che si perdono tantissime occasioni ad “aspettare”. Io ho aspettato a lungo e ho perso solo tempo. Per cui ci vado da sola.

Mi piace fare le cose da sola, e mi piace viaggiare da sola e spiego perché.

Si programma in base alle proprie esigenze. Waaw, che sano egoismo. Però è vero, non si deve aspettare gli altri, far combaciare i piani, i tempi e i desideri di tutti. Il mio amico a Valencia diceva sempre anche quando organizzavamo le cose insieme, “mi sa che faccio così” oppure “Io vado”, nonostante fossimo in due o in tre, e mi arrabbiavo correggendolo “andiamo” o “facciamo” non capendo che in realtà aveva ragione, si pensa prima a se stessi e a cosa si vuole, è inevitabile.

Si è più propensi alle relazioni. Prima o poi anche ai più asociali capita di aver bisogno del sano contatto umano, o quei ragionamenti futili e inutili che spesso si fanno. Per cui quando si decide che è arrivato il momento di interagire, si è più aperti, presenti e disponibili. E si ha sempre la possibilità di interagire, in un museo, durante un’attività sportiva o in un’escursione.

Si fa più caso alla bellezza che ci circonda. Si è troppo intenti a chiacchierare, a spettegolare o a programmare il passo successivo, che si perdere la bellezza del momento.

Si presta più attenzione agli aiuti che ci vengono dati. Se si è in gruppo non ci si accorge molto di un gesto di gentilezza da parte di uno sconosciuto o al fatto che quello che chiediamo ci arriva. Anche perché in gruppo ci sarà sempre qualcuno pronto a lamentarsi che fa “scappare la poesia di un gesto”.

Si ha più fiducia nell’ignoto. Quando si è da soli, volenti o nolenti si da un calcio nel sedere alla paura, e si ha più fiducia in ciò che non ci aspetteremo mai. Si prende coraggio e si affronta ciò che ci fa paura.

Io ho questo bellissimo ricordo. All’arrivo a Londra, dopo una giornata intera in viaggio, ritardo dell’aereo di 4 ore, dovevo raggiungere la casa della famiglia ospitante. Erano le 23.30 pioveva, faceva freddo, buio e non sapevo dove dovevo andare. Volevo urlare, dormire, cenare e fare una doccia. Il viso era bagnato da un mix di pioggia e lacrime e speravo che apparisse un angelo o qualcuno pronto ad aiutarmi, e improvvisamente mi sento chiamare. La Mami era venuta a prendermi alla fermata dell’autobus senza che la chiamassi.

Si impara a vivere con se stessi e ad avere fiducia in se stessi. Come ho sempre letto, la persona con cui passeremo più tempo al mondo, saremo noi. Quindi viaggiando da soli si impara ad amarsi, a rispettarsi con i propri tempi e propri mezzi. Chiunque pensi “io mi annoio a stare da solo” sono sicurissima che cambierà idea, l’ho sperimentato e ho visto il cambiamento avvenire in una persona. E’ come un esercizio fisico, allenandosi con costanza si ottengo risultati meravigliosi.

Si diventa autonomi. Senza dover aspettare continuamente qualcuno o qualcosa che ci impediscono di compiere la nostra regolare vita.

Potrei andare avanti ad elencare gli aspetti positivi, ma per oggi mi fermo qui.

Tu hai qualche punto da aggiungere? Commenta qui sotto!

Photo credit | internet

  1. Bello questo post e mi trovo d’accordo con quello che hai scritto anche se per me, il viaggio da sola, soprattutto all’estero, é ancora un ostacolo. Non so.. È paura di non farmi capire e non comprendere la lingua, terrore di “perdermi” nel senso lato del termine:di non farcela e ritrovarmi tutto il tempo chiusa in casa o in hotel. Ma al di là di questo, da poco ho sperimentato ed apprezzato lo stare da sola in altri momenti :la merenda, il cinema o la colazione al bar. Soprattutto quest’ultima cosa mi piace un sacco. Io, un cappuccino, una fetta di torta e un libro o una rivista da sfogliare. Senza dover star a parlare per forza con qualcuno. È come sentirsi un po’ più padroni di sé stesse e del mondo. E mi piace.
    Per il viaggio c’è tempo. Per ora va bene così.

    1. Ciao Vale, è bellissimo quello che fai al bar, è una piccola coccola tutta per te e un ottimo inizio. Penso che per il viaggio ci sia tempo, come dici tu, ma sono convinta che non rimarresti tutto il tempo in albergo. Magari il primo giorno si, ma poi ti annoieresti e inizieresti a girare. Anche perché i bar per la tua super coccola esistono ovunque 😉
      Il “perdersi” credo sia fondamentale per ritrovarsi, è successo anche a me.
      Comunque, se la lingua è un ostacolo così forte, potresti iniziare dall’Italia, c’è così tante meraviglie da vedere.
      Io ti sostengo!
      Un abbraccio, Laura.

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