Sindrome da rientro

Sindrome da rientro. Come si agisce?

31 agosto 2016

Io credo che nessuno debba essere lasciato da solo al rientro di un’avventura importante vissuta all’estero.

Il 99% delle persone intorno a voi non capirà realmente cosa vi sia successo, cosa abbiate provato e cosa tutt’ora stiate provando, perché ciascuno è andato avanti ed è impegnato con le proprie vite. E voi, se vi va bene, siete interessanti la prima settimana, ma poi la novità del ritorno svanisce e siete lasciati in balia di voi stessi. Del vuoto. In balia di un posto che avevate lasciato e che risulta essere uguale identico. Le persone, le cose, i pensieri non sono minimamente mutati. Solo voi siete cambiati, il più delle volte in positivo. E non vi accontentate più. Il rimanere in quel posto, ormai estraneo, è stretto, così tanto stretto, che avrete paura che prima o poi il cuore vi esploda cercando di ribellarsi.

Non si capisce, ma si alternano dei giorni in cui il buio vi accompagna, a dei giorni di luce in cui pensate di potervi riadattare al luogo in cui siete, di poter ricominciare. Ma entrambi i lati sanno che non è corretto e non ci si può prendere in giro da soli. Si avrà la sensazione di essere sdoppiati, e che le due parti siano in continuo combattimento tra loro. Avrete voglia di scappare, di vivere due vite o due occasioni contemporaneamente.

Si adottano dei meccanismi di difesa surreali. Si ci impedisce di ricordare, di pensare, perché non si vuole impazzire, e perché non si riesce a capire se si è vissuta davvero quella magia o era solamente un piacevole sogno. Eppure nel tuo intimo sai che c’è qualcosa di vero, ma hai paura a far riaffiorare certi ricordi, per evitare di scatenare reazioni impossibili da controllare.

Si ha un velo di tristezza che ci accompagna costantemente. Nulla è più alla nostra altezza. E così facendo ed agendo, probabilmente si allontanano persone, eventi ed occasioni. Ma importa davvero?

Io ho la sensazione continua di aver perso l’amore della mia vita. Come se fosse terminata una relazione in modo del tutto inspiegabile. Solo che per mia “fortuna” non ho mai provato queste sensazioni per un’altra persona, forse perché non l’ho mai vissuto a 360° a pieni sensi.

Nessuno dovrebbe essere lasciato da solo dopo aver scoperto davvero quale sia il suo posto nel mondo. Dovrebbe esserci un manuale, delle persone, delle indicazioni su come seguire e affrontare la sindrome del rientro.

Io non so come agire, e sento che mi sto perdendo. Non ho voglia di adattarmi di adeguarmi. Ho voglia di vivere. Di essere felice.

Ho vissuto la felicità, mi è piaciuta e ora la voglio, la pretendo.

Ho scritto questo post qualche settimana fa, senza pubblicarlo, con la speranza che certe emozioni, certi sentimenti svanissero. Ma, come prevedevo mi hanno sempre fatto compagnia non lasciandomi mai. Quindi ho deciso di pubblicarlo, perché credo sia mio compito risolvere la situazione, senza limitarmi ad osservare.

Non l’ho mai chiesto, ma vorrei che condivideste questo post con più persone, vorrei una risposta a come fare. Vorrei sentire qualcuno che abbia vissuto questa sindrome da rientro e che mi aiuti con le sue testimonianze.

Vi ringrazio.

    1. Ciao Alice, grazie che ti sia piaciuto e grazie per aver commentato. La fase post vacanze l’ho sperimentata diverse volte, e so che è per la maggior parte nera. Ma inconsciamente sappiamo che passerà a settembre, con il ritorno al solito tran tran. Ma questa volta è un po’ diverso. Forse perché a settembre non è iniziato nulla. Forse il tempo di recupero è proporzionato al tempo che si trascorre fuori 😉
      Grazie per la nomination, risponderò a breve.
      Un abbraccio e buona ripresa.
      Laura

  1. Mi sento esattamente come te. Si potrebbe scrivere un libro intero sull’argomento, perché il problema di riadattarsi alla vita quotidiana in un posto in cui non ci sentiamo bene è così complesso… e vorrei tanto dirti che ho trovato la soluzione, ma sono in alto mare anch’io. Anche se, quando si viaggia o si vive all’estero, non è certo tutto rose e fiori e ci sono momenti in cui si sente la nostalgia del “nido”, chissà come si riescono a tirare fuori energie e risorse che si ignorava di avere. Il problema del rientro, secondo me, è che non siamo più stimolate. La città è sempre la stessa, i discorsi sempre quelli, ed ecco che le energie “speciali” vanno in letargo e noi ci sentiamo soffocare. Niente fa sentire vivi come vedere nuovi paesaggi e provare nuove emozioni. Ma come si fa, quando si è costretti a stare fermi nel solito posto? L’unica, minuscola, soluzione che ho trovato finora, è cercare piccole cose nella vita quotidiana che danno gioia, e farle il più spesso possibile. E non smettere di pensare a cosa potremmo fare per migliorare la nostra vita!

    1. Ciao Ilenia, ti ringrazio per le tue parole, sono bellissime e confortanti. Purtroppo gli intoppi di percorso si verificano con frequenza quotidiana all’estero o durante i viaggi, ma non si capisce come, ci si trasforma improvvisamente in wonder woman e si affronta qualsiasi cosa, con una forza inaspettata. E questi ostacoli superati, rendono imbattibili. E’ vero, al rientro non si è più stimolati! Non avevo pensato a questo aspetto. Grazie ancora. Un abbraccio.

  2. Questo post è di una delicatezza incredibile, uno di quelli da leggere in silenzio.
    Non ho mai vissuto esperienze come la tua, sono sempre stata all’estero in viaggio, mai troppo stabile, ma ho vissuto fuori casa per l’università e, ora che sono tornata “all’ovile”, provo alcune delle sensazioni di cui parli.
    Io sono cambiata, le persone che sono sempre rimaste qui no e io mi sento un pesce fuor d’acqua. Non vedo l’ora di partire di nuovo verso un’altra città che diventerà “casa”, perché i ritmi, le abitudini che ho, il modo di pensare sono lontani anni luce da quelli delle persone che mi circondano.
    Non so come si supera indenni tutto questo, io non ci sto riuscendo, anzi, ogni giorno sento le cinghie stringersi e, a volte, mi sembra di essere arrivata al limite della sopportazione. Anche se poi il giorno dopo sembra essere stato spostato un po’ più in là.
    Forse il segreto è quello di non accettare definitivamente la cosa, ma di sopportare e intanto fare di tutto perché la situazione cambi.
    Ti abbraccio stretta ❤

    1. Che belle parole, grazie Marti. Credo che il concetto sia molto simile, non sei stata all’estero però hai avuto la possibilità di vivere “il tuo mondo”. “..i ritmi, le abitudini che ho, il modo di pensare sono lontani anni luce da quelli delle persone che mi circondano..” sono pienamente d’accordo, è come se si parlassero due linguaggi differenti che raramente si incontrano o si capiscono. E si ha la sensazione che il posto in cui si sta sia ogni giorno più stretto.
      Mi ha fatto piacere leggere le tue parole, è piacevole sapere che c’è qualcun altro che prova delle emozioni molto simili. Mi fa sentire meno aliena e ci si fa compagnia.
      Grazie ancora.
      Un abbraccio forte 😉

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