Sindrome da rientro

Sindrome da rientro. Preferisco le esperienze alle persone

26 settembre 2016

Provo delle strane sensazioni, emozioni che prima non conoscevo. Ora è un po’ tutto nuovo, e a volte mi è difficile tenere sotto controllo certe “ondate” che si manifestano improvvisamente.

Ho scoperto una strana cosa, che mi lascia un po’ cosi,  con tanti punti interrogativi. Ho scoperto che mi è difficile stare in mezzo alle persone, a quelle persone con la quale prima avevo una quasi completa sintonia e ora non capisco quello che dicono e mi trovo continuamente contraria ai loro pensieri. E’ come se le persone che frequentavo si fossero messe d’accordo in mia assenza, per parlare un linguaggio criptato al mio rientro. E io, per quanto mi sforzi, non li capisco, perché non ho una legenda che mi aiuti a interpretare i segni.

Un po’ non li capisco perché non li voglio capire. Insomma gli obiettivi e le priorità sono cambiate, completamente maturate. E un po’ perché mi sembrano dei pensieri stupidi ai quali non ho più voglia di ribattere. Affermazioni tipo:
A una certa età bisognerebbe staccarsi dalla famiglia e andare a vivere da soli, per conto proprio. Non credi?” Si, certo che ci credo, cosa credi che la pensi diversamente? Ma con uno stipendio da stagista posso andare da poche parti. E dallo zio d’America ho ricevuto solo una barca, si è dimenticato di lasciarmi una casa. Ma poi, quale età, non ho neanche trent’anni.
E’ tempo di matrimoni.. bambini..”. Mi limito ad alzare gli occhi al cielo e a sorvolare. Ma che voglia che avrei di tirargli addosso qualunque cosa abbia sotto mano in quel momento.

In queste continue occasioni, perché si sa Murphy in questi casi è sempre presente, vorrei iniziare a scavare da trovarmi così lontano, che nessuno possa chiedermi se ho una casa, un lavoro, un marito, un asilo tutto mio. Ma improvvisamente nei discorsi moralistici vari, un po’ distratta, senti dire “se io avrei“, e in quel momento la voglia di evadere si quieta per poter passare la vanga al mio simpatico interlocutore.

Le persone “comuni” mi annoiano, sono sempre così concentrare a parlare di cose scontate, futili e inutili. Non che voglia discutere di teologia o filosofia con un hamburger e una birra in mano, ma tra questo e il parlare di stupidaggini c’è una grande differenza.

Lo so, psicologi e HR di tutto il mondo unitevi, ma, ho scoperto che preferisco le esperienze alle persone. Mi sento più arricchita, più completa. Lo so, ho un profilo da sociopatica con strane tendenze che hanno a che fare con le vanghe, ma per ora è così, e spero che sia temporaneo.

Ma per mia fortuna, incontro sempre qualcuno che ha qualcosa da insegnarmi, da rispettare e lasciarmi ancora a bocca aperta. Ci sono poche persone, ma ci sono. Per cui grazie a queste!

E’ mai capitato a qualcun altro di provare questa sensazione?

  1. ““E’ tempo di matrimoni.. bambini..”. Mi limito ad alzare gli occhi al cielo e a sorvolare. Ma che voglia che avrei di tirargli addosso qualunque cosa abbia sotto mano in quel momento”. Io.

    “Ma improvvisamente nei discorsi moralistici vari, un po’ distratta, senti dire “se io avrei“, e in quel momento la voglia di evadere si quieta per poter passare la vanga al mio simpatico interlocutore”. Sempre io.

    Da due anni a questa parte le persone mi danno sempre più fastidio e sono poche quelle con le quali mi sento a mio agio o con le quali trascorro del tempo davvero valido. Sembra brutto, lo so, sembro una persona asociale e probabilmente una psicopatica, ma da quello che leggo credo tu possa capirmi perfettamente. A volte, quando sono con il solito gruppo di amici, mi trovo a pensare “ma io cosa c’entro con loro?” e allora sorgono mille dubbi, ho come la sensazione di essere nel posto sbagliato. Probabilmente le cose cambieranno quando e se avrò uno stipendio mio: sceglierò la mia città e tutto andrà meglio. Quella nella quale vivo ora mi sta stretta: tutti puntano il dito verso gli altri, la mentalità è quella di un paesino piccolo e sperduto chissà dove.
    Dovremmo chiacchierare più spesso io e te. Sai dove trovarmi. ❤

    Un abbraccio ❤

  2. Ma allora qualcuno problematico quanto me esiste :-)!! Che bello!
    A volte credo di essere l’unica a trovare a fatica confronti interessanti. Ho smesso di chiedermi perché la noia prendesse così presto il sopravvento in discorsi e percorsi che sembrano uno fotocopia dell’altro. Sono giunta alla conclusione che la compagnia debba essere una scelta, non un dovere, mai un bisogno!!
    Esistono molto personalità interessanti, forse ho solo avuto la sfortuna di incontrarne poche fino a qui. E quindi via di esperienze, anche se forse è solo una forma di compensazione, molto molto piacevole.

    Un abbraccio sincero da “sociopatica” a “sociopatica”.. 🙂 !!
    Alice
    http://www.mypunkbox.blogspot.it

    1. Ciao Alice, ti ringrazio per le tue parole.
      Sicuramente la compagnia è una scelta, e sicuramente le esperienze a volte ci completano e compensano maggiormente. Però, è anche vero che le persone ci aiutano. Forse bisogna soltanto scendere a un compromesso, tapparsi temporaneamente le orecchie quando iniziano i discorsi classici. Personalmente in questo periodo vorrei adottare la tecnica “conosco più gente, qualcuno di buono ci sarà”. E spero sia davvero temporaneo. Pazienza!
      Un abbraccio a te, Laura.

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