Valencia

Valencia attraverso i 5 sensi

1 maggio 2016

Ogni città, ogni esperienza per me ha sempre un ricordo che l’accompagna.
Valencia ha questa frase di André Aciman

“A volte non mi va di tornare a casa. Esco dall’ufficio o da una festa o dal posto in cui mi ero fermato a bere un caffè nel pomeriggio e, d’impulso, mi ritrovo a fare una lunga passeggiata. E’ la città che mi interessa. La città dopo una giornata piena. La città nei pomeriggi di pioggia. La città quando ti prendi un giorno libero, ti alzi all’ora sbagliata, o scendi a una fermata non tua e vaghi per strade poco familiari e all’improvviso ti ritrovi in un cinema di cui non avevi mai immaginato l’esistenza e non vedi l’ora di entrare”.

Valencia è una città da percorrere esclusivamente a piedi. Nonostante ci siano mezzi pubblici e biciclette, è molto concentrata e visitabile con le proprie gambe. Per questo, spesso quando esco dal lavoro o da qualche locale, non riesco ad usare la metro o un autobus. Per quanto sia stancante, lo ammetto, la meraviglia che si prova a tornare a casa camminando non ha paragoni. E non si vorrebbe mai rientrare. E’ una città da vivere, da innamorarsi poco per volta, e da scoprire in continuazione.

Valencia è la città che mi riesce facile catalogare attraverso i cinque sensi.

Vista. Non ci si stanca mai di vedere le bellezze e il patrimonio storico e culturale presente. Ci si perde contemplando i palazzi, le architetture, le zone verdi, il mare, i locali e la gente.

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Olfatto. Il profumo del cibo. I profumi sono vari, dal soffritto semplice con aglio e olio, che magari a casa detestiamo, qui è il profumo più buono che abbiate mai sentito.  Il profumo dei fiori presenti in ogni angolo. Il profumo del mare che porta il vento. E ultimo, una dolce nota di fragola, che non riesco a capire cosa sia, che esce da ogni locale e ti accompagna ogni strada.

Gusto. Potrei scrivere per ore e non riuscire a fermarmi più. Come prima cosa il cibo, i piatti tipici dalle Tapas, alla Paella, ai Calamares fritos, per continuare con Sangria e Agua de Valencia.
Un attimo di silenzio e contemplazione per l’inebriante gusto, vista, tatto e olfatto, del Jamon appena tagliato e assaggiato direttamente dal coltello (Potrei scrivere un post sui cinque sensi del prosciutto crudo). E’ il caso di dire ce né per tutti i gusti.

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Udito. Trovo meraviglioso il vento che soffia, ogni giorno in ogni momento, sembra che comunichi qualcosa di diverso. Il vociare allegro delle persone sedute nei locali o che passeggiano, o che affollano i mercati. Il suono leggero che porta il vento di una chitarra, di un violino o di un altro strumento. Gli artisti di strada che si esibiscono e riempiono la piazza o la via.

Tatto. Toccare la pietra fredda degli edifici riscaldati dal sole, trasmette la sensazione di essere trasportati direttamente nella storia. Entrare nelle librerie antiche come se fossero una biblioteca dell’ottocento, con libri e reperti vecchissimi, che ogni volta che si sfoglia qualcosa, si riempiono le mani di polvere.

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Questo e molto altro mi sta facendo perdere in questa città.

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